14 maggio 2010

Notizie sullo stato della musica nell'età della pietra XI PUNTATA

Siete pronti per un'altra puntata di "Notizie Sullo Stato Della Musica Nell'Età Della Pietra"?
Alle 16:30 potrete ascoltare i vostri web-jay preferiti: OfO, Signorina Zeta e Puchos su FUSORADIO.


Buon venerdì pomeriggio!


Broken Social Scene - Forced to Love
Malachai - Shitkiker
Fleet Foxes - Whitee winter hymnal
Oxford Collapse - Please visit our national parks
Big Sir - East side west side blue
Plants and Animals - Bye bye bye
Piano Magic - On edge
God Help the Girl - God help the girl
Tv On The Radio - Wolf like me
...A Toys Orchestra - Red alert
Gutter Twins - Idle Hands
Wild Beasts - All the kings man
Echo and The Bunny Man - The killing time

12 maggio 2010

Intervista a Samuele dei THE CALORIFER IS VERY HOT!

Samuele dei THE CALORIFER IS VERY HOT!, band italiana in cui si ritrovano tutte le sfumature della miglior tradizione electro-melodica internazionel, si concede a "Notizie Sullo Stato Della Musica Nell'Età Della Pietra" per una breve intervista, in occasione del suo tour con MY BUBBA & MI, trio femminile danese semplicemente irresistibile

Intanto, complimenti per il nome "The Calorifer Is Very Hot", originale, simpatico, un pò come la vostra musica: quando e come siete nati/vi siete incontrati?
Scontrati! E nati. Un po' come un frullato. Nani e Nicola erano già musicalmente insieme ai tempi dei Juxtabrunch. Io sono quello con lo strumento grande, hanno sentito dire che fa effetto sul palco e io ero disponibile. Nelle nostre zone di campagna quando si suona ci si conosce facilmente un po' tutti.


E invece come nasce la collaborazione fra te e la band danese "My Bubba & MI"?
Tramite Headphonesman booking le avevamo invitate lo scorso anno a suonare in Italia. Ci sono piaciute, abbiamo registrato il disco (il plurale include sempre Alessandro Paderno dei Le Man Avec Les Lunettes) e adesso mi trovo a guidare il furgone con le ragazze per 5 settimane di tour. Anche in questo caso non ci sono troppe cose pianificate ma piuttosto una serie di evoluzioni naturali.


Nella musica dei TCIVH si mescolano melodie electro-pop, glitch, un pò di folk e gusto retrò, quali sono le vostre fonti di ispirazione?
Il non focalizzarsi e l'essere sempre direzionati a fare quello che ci piace al momento. Abbiamo tanti gusti e pareri differenti e aperti. Diventa normale trovarsi a fare canzoni che suonano in modi diversi ma che ci fanno felici. Poi come ti scrivevo sopra, non siamo molto interessati ai generi, pur senza stare sui generis.

Dopo "Marzapan in Zurich" e "Evolution On Stanby", quali sono i vostri progetti futuri?
Siamo ancora dei teenager a livello organizzativo, mille progetti e tanto entusiasmo. Chissà quale sarà il prossimo p
asso. Di sicuro a Maggio saremo ancora in tour in Europa.

Che cosa ascoltavi durante l'adolescenza? Con che tipo di musica ti sei formato musicalmente?
Sono ancora un'adolescente! (inside) e credo di essere in costante formazione, mi piace ascoltare e imparare dall'ascoltare. Quello che più mi ha formato è stato andare a tutti i concerti possibili. Ho scoperto tanti gruppi senza conoscerli solo andando alla cieca al concerto. Poi sono cose che ti formano, sia che facciano punk che sperimantale o classica.


Hai una preparazione musicale accademica o da autodidatta? e i tuoi compagni?
Siamo piuttosto autodidatti... Ahhi!

Come vedi i TCIVH e My Bubba & Mi fra 10 anni?
Invecchiati! E leggendo il fondo del caffè mi hanno appena detto che sarò sposato.

Quali sono le band italiane che preferisci nel panorama attuale? E dal di là delle Alpi?
Ci sono tante cose che
apprezzo e ascolto. Non sempre vengo sorpreso dai dischi quanto dai live. E in questi momenti mi dimentico sempre le risposte esatte. Probabilmente fra 5 minuti prenderò in mano un disco e penserò "caspita, avrei potuto dirgli questo!". Ma ho appena terminato un pranzo romano e la digestione mi sta spegnendo il cervello!


Eleonora Zeta Zarroni

Fun and interesting

THE CHAP live@DIMMI_EXPLOIT FESTIVAL
Roma, 11 maggio 2010

Se conosci i The Chap solo su disco, non sai cosa aspettarti dal vivo. Angosce, dubbi e rimorsi ti attanagliano mentre percorri la via che ti porta al Dimmi di Roma e al mini festival di Grinding Halt, Exploit. Le domande sono quelle tipiche che ti fai quando sul palco sta per esibirsi una band che ha molto a che fare con suoni sintetici e raffinati: "Ma con tutta st'elettronica che usano... saranno capace di suonare veri strumenti dal vivo? Riusciranno a trasmetterti almeno una minuscola parte delle atmosfere che caratterizzano Mega Breakfast (capolavoro, tra parentesi, del 2008)? E sopratutto: il live sarà godibile?"

Non l'avessi mai detto o pensato... I dubbi sono subito fugati dopo sole tre o quattro battute dall'inizio del Live quando viene fuori di che pasta sono fatti i quattro ragazzi londinesi!
Ti arriva una botta di suono che ti sconquassa e rimani interdetto a contemplare un amalgama e un impasto sonoro micidiale, di rara potenza e precisione. Reinventano il proprio stile così come lo conosciamo dai dischi, fatto di tanta elettronica e sperimentazione, per trasformarsi in una perfetta e potente macchina rock. Che siano canzoni d'approccio dance, istinto punk o sofisticate improvvisazioni avant-garde. Per non parlare dell'impatto fisico sul palco. Sculettano dando le spalle al pubblico, scendono a suonare in mezzo alla gente e cantano "We Work In Bars" con un finto sorriso stampato in faccia. Il ritornello killer di "Fun and Interesting" è resto ancora più "fun and interesting" dai cartelli sventolati dalla tastierista Berir Immig. Prendono in giro i cliché dell'indie rock, ma anche se stessi con balletti sgangherati e ammiccamenti da divi pop. Non c'e' solo del sano ed onesto cazzeggio, ma tanta bravura, tecnica ed energia ed il risultato finale è "super super" divertente e intelligente.

Il giorno dopo, però, rimangono le seguenti sensazioni, in ordine assolutamente casuale:

1. un pò di amarezza, perchè di concerti così se ne vedono davvero pochi
2. il fischio nelle orecchie

3. la consapevolezza che saltellare su un palco con dei pantaloncini color kaki oscenamente corti e suonando un violino (uno dei tanti siparietti del bassista Panos Ghikas) è cosa che solo in pochi possono fare.

Parola di tre grandi amanti di concertini: dal vivo 'sti Chap... fanno le fiamme!!

OfO, Puchos, Eleonora Zeta Zarroni

8 maggio 2010

Friday & Saturday Night Live Fever

Stavolta la febbre live ha avuto un picco notevole grazie alle due serate concertistiche romane: la temperatura aveva il primo rialzo già venerdì sera con gli ... A Toys Orchestra, per poi aumentare notevolmente il sabato con il duo Mehldau-Redman, tanto da rendere necessario l'uso di dosi massicce di antipiretico...

... A Toys Orchestra - Circolo Degli Artisti - Roma 07.05.2010

C'era qualche timore che le nuove canzoni di Midnight Talks, così sontuosamente arrangiate, perdessero di efficacia nella più scarna riproposizione dal vivo. Ma il rischio è stato brillantemente evitato dalla band campana con una buona dose di energia elettrica. Moretto & Company hanno dato vita ad un set live potente e ispirato sempre in perfetto equilibrio tra brani adrenalinici (tra tutti una vigorosa versione di Mystical Mistake) e intense ballate (da ricordare una sentita Look In Your Eyes). Molto apprezzata dal numeroso pubblico è stata la ballad Mrs. Macabrette, pezzo forte del loro precedente album Technicolor Dreams. Unica nota stonata i soliti cretini in fondo alla sala che hanno parlato per tutto il concerto ( Moretto ha più volte chiesto un po' di silenzio per i brani più lenti...): ma che c... ci vengono a fare?
VOTO:27/30

Joshua Redman & Brad Mehldau - Auditorium - Roma 08.05.2010

Due mostri sacri del jazz contemporaneo si incontrano sopra un palco e fanno un grande concerto. Brad Mehldau ha un tocco pianistico inconfondibile con la mano sinistra che tiene il giro armonico facendo contemporaneamente le caratterizzazioni ritmiche, mentre la mano destra può essere libera di improvvisare. Il suo frequente ricorso all'uso delle dissonanze è sempre nel rispetto della trama narrativa del brano. Invece il tenorsassofonista Joshua Redman (qui impegnato anche al sax soprano) ha uno stile caldo e tecnicamente impeccabile che si sposa perfettamente con la personalissima cifra stilistica di Mehldau, sempre pronto a stupirci con il suo linguaggio immaginifico. In questo concerto romano i due hanno saputo incantarci con brani tratti dall'ultimo ottimo disco di Brad (Highway Rider uscito per la Nonesuch) come la slendida Old West e con standard di Thelonious Monk e Charlie Parker; superba la versione di Smells Like Teen Spirit (sì proprio quella dei Nirvana). Quasi due ore di musica che sa essere contemporaneamente raffinata, preziosa e estremamente coinvolgente. VOTO: 29/30
P. S. Grazie a Massimo che , da buon pianista, mi ha dato preziose spiegazioni tecniche...

Massimo Daziani

7 maggio 2010

Notizie sullo stato della musica nell'età della pietra X PUNTATA

Bentornati e buon pomeriggio carissimi amici di FUSORADIO.
Ecco a voi la scaletta STREPITOSAMENTE PRIMAVERILE di Notizie sullo stato della musica nell'età della pietra.

Buon ascolto, buon divertimento e buona primavera!

Jonsi - Go Do
The National - Mr. November
NiN - The Heand that feeds
Phoenix - Lisztomania
The Antlers - Sylvia
Erase Errata - Giant Hands
The XX - Islands
TCIVH - Dying busting out
Wax Taylor - Que Serà
Oblivians - Christina
Two Doors Cinema Club - At that up, it's good for you
Magnetic Fields - I think i need a new heart
Milk White - A Hommage to...
Gary Numann - Cars

5 maggio 2010

Oldies But Goodies

La primavera ci ha portato alcuni ottimi dischi di artisti “storici”. Ecco allora una veloce carrellata di queste perle musicali: i vecchi leoni riescono a ruggire ancora (a volte anche dall’oltretomba…)

Johnny Cash – American VI: Ain’t No Grave – Lost Highway 2010

Ultimo atto dello splendido progetto musicale di Rick Rubin (che sempre sia lodato): far interpretare al grande Johnny Cash canzoni altrui nel suo inconfondibile stile vocale. Uscito il 26 febbraio quando Johnny avrebbe compiuto 78 anni, è il secondo album postumo, con pezzi registrati durante le stesse sessions di American V: A Hundred Highways (2006) tra il maggio e il settembre 2003. Ancora c’è Benmont Tench alle tastiere, ma è presente anche un altro gigante degli Heartbreakers, il chitarrista Mike Campbell. In un brano compaiono gli Avett Brothers. Tutti questi musicisti si mettono a disposizione di Cash e lui fa diventare uniche canzoni come Ain’t No Grave , Redemption Day di Sheryl Crow (meravigliosamente trasfigurata) o For The Good Times dell’amico Kris Kristofferson. Un disco stupendo come i suoi predecessori, registrato a pochi mesi dalla morte di questo mitologico artista e che ha il sapore di un definitivo testamento artistico. “The Man In Black” is back. Profetico.
VOTO: 29/30

Mose Allison - The Way Of The World - Anti 2010

A proposito di produttori dal tocco magico come Rick Rubin, non possiamo non citare il grande Joe Henry, che peraltro è anche un ottimo musicista. Da un po’ di anni ha deciso di riportare a nuova vita antiche glorie musicali, nonché suoi eroi personali. Così ha prodotto con rispetto e sensibilità personaggi del calibro di Solomon Burke, Ramblin' Jack Elliott, Allen Toussaint, Bettye LaVette. Ultima sua impresa è stata quella di convincere l’ottantaduenne pianista americano Mose Allison ad incidere nuovo materiale dopo dodici anni. In questo disco ritorna miracolosamente intatto quel suo sound inconfondibile a metà tra jazz e blues, elegante e soffuso, cantato con una voce flebile, flebile (no, non è colpa della sua età avanzata: è sempre stata così). Un maestro adorato da grandi artisti come Van Morrison, The Who, Rolling Stones, The Clash, Pixies, da scoprire o riscoprire grazie a questa deliziosa raccolta di canzoni, interpretate come sempre con ironia, dolcezza e un pizzico di malinconia. VOTO: 27/30

Ray Wylie Hubbard - A. Enlightenment B. Endarkenment (Hint There Is No C) - Bordello 2010

Paladino del country rock, vero beautiful loser del panorama musicale a stelle e strisce, Ray Wyle Hubbard all’età di sessantaquattro anni non demorde e sforna un signor disco, ben suonato e splendidamente interpretato. Per le orecchie degli intenditori di american music è un piacere ascoltare brani che sanno di delta blues come Down Home Country Blues, Wasp Net, Tornado Ripe, pezzi che sembrano usciti da una chiesa battista (pensiamo alla splendida Whoop Hollar con un accompagnamento di solo battiti di mani e coro), canzoni dal retrogusto old time come The Four Horsemen Of The Apocalypse o inevitabili e suggestive derive dylaniane (vedi Black Wings). Damn right he got the blues! VOTO: 28/30

John Hiatt - The Open Road - New West 2010

John Hiatt è il più giovane del lotto (cinquantotto anni) anche se fa dischi da oltre trentacinque anni. Dotato di una voce inconfondibile, rauca e pastosa, dimostra di saper scrivere ancora belle canzoni ispirate alla tradizione musicale americana. Rispetto alle sue ultime prove discografiche un po’ appannate, questo disco risulta decisamente più convincente grazie anche ad una solida band (ottimo il chitarrista Doug Lancio) che sa colorare i pezzi con un suono caldo ed elettrico. Allora lasciatevi conquistare dalle classiche ballate alla Hiatt come Movin On e Wonderful Of Love, dal bluesaccio di My Baby, dal classic rock di What Kind Of Man. John is on the road again. VOTO: 27/30


Massimo Daziani