28 marzo 2010

Folk Connection

Erland & The Carnival - E & T C - Full Time Hobby 2010

Negli ultimi tempi molti giovani musicisti inglesi hanno riscoperto il fascino discreto della loro tradizione folk. Dagli splendidi Leisure Society, ai “quasi famosi” Mumford & Sons, passando per il menestrello pazzo Alasdair Roberts, il folk rock di Frank Turner, il Graham Coxon folgorato da Nick Drake, è tutto un fiorire di dischi folk oriented provenienti dalla terra di Albione. E ovviamente l’elenco potrebbe essere molto più lungo. Quindi niente di eclatante se un cantautore nativo delle isole Orcadi, tale Gawain Erland Cooper, si unisca al polistrumentista Simon Tong (già nei Verve, Blur e nei The Good, The Bad & The Queen) e al batterista David Nock (già negli Orb, nei Cult e nel progetto Fireman di Paul McCartney) per rileggere brani folk anglo-scozzesi e scrivere canzoni originali prendendo spunto sempre da questa nobile tradizione musicale. Ma siccome siamo in tempi globalizzati dove le influenze sono tante e varie, i nostri riescono a produrre una musica che si fa influenzare volentieri anche dal rock, dalla psichedelica, da suoni garage, dal pop della Swinging London e da suggestioni sonore care alle musiche da film. Un enorme calderone, direte voi. E invece no. Questo loro esordio discografico, pur nelle sue numerose influenze, risulta essere un lavoro unitario, intenso e originale. Il disco si apre con “Love Is A Killing Thing”, un’antica ballata scozzese che parte sommessa e corale, per poi impennarsi elettrica fino a vette rumoristiche che ricordano gli ultimi Wilco e ritornare dolcemente evocativa. Il riff iniziale di chitarra che introduce “My Name Is Carnival” è un palese omaggio a un classico del rock: "White Room" dei Cream. Il brano, una stravolta cover di Jackson C. Frank, si sviluppa poi come una ballata pop leggiadra con la bella e profonda voce di Cooper che ricorda il raffinato Scott Walker. “You Don’t Have Be Lonely” sembra una danza folk arrangiata come una canzone pop di Nancy Sinatra. In “Trouble In Mind” il folk è solo una scusa per creare una deliziosa canzone dalle sonorità garage-rock. “Tramps and Hawkers” affascina con la sua ipnotica andatura da valzer malinconico. Con “The Derby Ram” il ritmo si alza di nuovo, mentre con “Disturbed This Morning” si approda ai lidi più tranquilli di una soffice ballata folk venata di psichedelica. Ma è con “Was You Ever See” che i nostri raggiungono l’apice della loro arte compositiva. Battiti di mani che segnano un ritmo cadenzato sono avvolti da un organo alla Animals, mentre un Erland particolarmente ispirato canta con elegante malinconia. “The Sweeter The Girl The Harder I Fall” non avrebbe sfigurato nei primi album degli Hothouse Flowers, con quel suo incedere da rock celtico (anche la voce di Erland ricorda quella di Liam O Maonlai). Con “Everything Came Too Easy” si torna al folk riletto in chiave psico-garage alla maniera di Sky Saxon dei Seeds. “One Morning Fair” è la perfetta canzone psichedelica con l’organo fluido, la chitarra acida e un ritornello da urlo. In “Gentle Gwen” il folk viene riletto in maniera solare con una ritmica in bella evidenza e un approccio giocoso da Summer Of Love. In chiusura dell’album troviamo “The Echoing Green”, il brano più eclettico del disco, che mischia tentazioni elettroniche ad un suono indie-folk, il tutto in un’atmosfera sonica da soundtrack.
Questo splendido esordio dimostra ancora una volta che, quando c’è talento, l’influenza del passato è solo il trampolino di lancio per percorrere originali sentieri sonori.

VOTO: 28/30

Massimo Daziani

26 marzo 2010

VII Puntata di Notizie Sullo Stato Della Musica Nell'Età Della Pietra su Fusoradio

Un programma indie-struttibile

Cari amici radioascoltatori. La Signorina Zeta, OfO e Puchos rinnovano l'appuntamento alle 16:30 di oggi 26/03/10 su FUSORADIO con l'ormai mitica ora di buona musica e burle.

Vi ricordo la nostra mail, nel caso qualcuno volesse fare richieste, domande, varie ed eventuali: lostatodellamusica@gmail.com

In anteprima la scaletta odierna:

The Klaxons - Gravity's Rainbow (per il paziente Paolo ITA)
Archie Bronson Outfit - Bite it & Belive it
Bright Eyes - First day of my life
Gorillaz - Stylo
Departement of Eagles - No one does it like you
The Roots feat. Erika Badu - You got me
Guided by Voice - Quality of Armor
Canadians - The richest dumbass in the world
Notwist - One with the freaks
Maccabees - First love
Joanna Newsom - Easy
Man or Astroman? - Intoxica
Kinks - Picture Book

Acoltateci, mi raccomando

25 marzo 2010

Sono Mistici, ma anche Spietati

BAUSTELLE - I MISTICI DELL'OCCIDENTE (Atlantic/Warner) 2010


La notizia è che finalmente sono di nuovo tra noi. Sono passati due anni da quel capolavoro che era "Amen" e domani sarà finalmente nei negozi il nuovo lavoro "I Mistici Dell'Occidente", che ci restituisce dei Baustelle in grandissimo spolvero.
Diciamo subito che questo è forse il loro album più ambizioso e meno d'impatto: bisogna quindi dedicare attenzione e più di un ascolto per farsi rapire dalla magia decadente di queste 12 tracce, piene di rimandi e citazioni degne del miglior Battiato. "L'Indaco", la prima canzone, lenta e sospesa, è il biglietto da visita del disco, che ci introduce a "San Francesco" (paragonato a Huckleberry Finn) e alla più che mai De Andreiana title-track (ispirata a un romanzo di Elemire Zolla), in cui "Ci salveremo disprezzando la realtà e questo mucchio di coglioni sparirà e né denaro né passione servirà… forse il presidente non lo sa". "Le Rane" è una storia profondamente autobiografica di amicizia e tempi andati (uno dei momenti più commoventi del disco), mentre "Gli Spietati", in heavy rotation da un pezzo, racconta di chi cerca di vivere bene distaccandosi dalle passioni (una sorta di stoico moderno). E' un ritratto impietoso della realtà, quello che tratteggiano Bianconi & Co., in una "Follonica" tra rifiuti e siringhe, in cui "I Profeti e il Sindacato non parlano più"; raccontano lucidamente di una "Bambolina" ("Brucia modella smagliante sul cartello gigante e il suo triste sesso sia fine a se stesso") e di "Groupies" (da Eva a Jenny, da Francesca a Angela), e come spesso accade nei loro album, è solo nel finale che si aprono alla speranza nella dolcissima "L'Ultima Notte Felice Del Modo",cantata dalla sola Rachele. Da un punto di vista musicale le influenze di Morricone delle colonne sonore di Sergio Leone sono chiarissime e funzionali a dare un senso di ricchezza e compattezza all'album (non a caso in tour saranno supportati da una vera orchestra). Ora non resta quindi che aspettare il live (per me appuntamento il 27 aprile a Firenze) per farsi di nuovo rapire da "I Mistici Dell'Occidente". Come sempre, da applausi a scena aperta.

One

Voto: 30/30

24 marzo 2010

Corsi e ricorsi


Daniel Johnston – Is and always was – Eternale Yip Eye Music 2009

C’era una volta un ragazzo strano. Ma non di quelli che si dice siano strani, così, tanto per dire. Lui era strano per davvero.
Daniel Johnston è quello che si può chiamare artista. Un tipo con una visione stramba delle cose. E della vita. Un ipersensibile. Un tipo capace di fissarsi con qualcosa, o con qualcuno, e fare di questo qualcuno motivo di dannazione. Ma anche fonte di ispirazione. Così, a distanza di anni, di decenni.
Un amore adolescenziale, dei tempi della scuola, per Laurie. La compagnia di banco ritiratasi dagli studi per sposarsi. Con qualcun altro. La stessa che, inconsapevolmente, spezzò il cuore di Daniel, regalandogli la sofferenza necessaria per le sue canzoni d’amore inespresso.
Di quel tipo di canzoni presenti in tutti i dischi della sua carriera. Fino a questo ultimo del 2009, “Is and always was”. Un titolo che suggerisce la ciclicità dell’esistenza, dei sentimenti, delle esperienze.
E, come molte altre cose che nella vita si ripetono, anche le sofferenze sentimentali riaffiorano. E così le loro cause. Laurie c’è ancora. Almeno così sembra. Potrebbe essere lei la donna di “High Horse”, colei che guarda Daniel dall’alto e non capisce. Non ricambia i suoi sentimenti. I sentimenti di un ragazzo che versa lacrime e vorrebbe fare di lei sua moglie.
Certo, potrebbe essere Laurie. Oppure una donna immaginaria. Una musa, come quelle dei poeti. A questa presenza femminile sono rivolte anche altre canzoni di “Is and always was”. Oltre alla già citata “High Horse”, ci sono “Light of Day”, “Mind Movies”, “Tears”. O forse, più che da una donna, queste canzoni sembrano ispirate da una sofferenza generale, da un dolore derivante dall’amore non corrisposto, dalla solitudine e dall’abbandono.
Ma qui ci sono anche le altre passioni dell’autore. Ci sono gli animali, come in “Queenie the Doggie”, la mania per le registrazioni home-made – Johnston registrava miriadi di audiocassette, che poi illustrava e vendeva personalmente – e la tendenza a tramutare le esperienze quotidiane in immagini cinematografiche. C’è la condizione esistenziale di Daniel, vissuta fra la casa paterna, i palchi underground degli States (fra i suoi ammiratori ci sono niente meno che i Sonic Youth) e gli ospedali psichiatrici.
La recente fatica di questo prolifico cantautore statunitense non offre molto di più rispetto alle produzioni precedenti, se non una resa pulita e piuttosto lineare. Di ascolto senza dubbio piacevole, con piccole perle come “High Horse” e “Queenie the Doggie”.
Questa è l’ennesima prova di un’arte semplice, con cui Daniel racconta la vita dal suo personalissimo punto di vista. La illustra con il fervore e l’innocenza di un bambino. Con il male di vivere di un adolescente. Incompreso dai più, vulnerabile e, per questo, ancora più facile da apprezzare.

M.Mae

Voto: 27/30

23 marzo 2010

Bologna, Louisiana

Allen Toussaint Festival - Bologna 18.03.2010 - Arena del Sole

Lo so, Bologna si trova in Emilia Romagna. Però, almeno per una sera, dentro questo bel teatro della città “dotta” ci siamo ritrovati in un’atmosfera da juke joint, immersi nelle paludose note di gospel, blues, funky e jazz: in poche parole nella meravigliosa babele sonora di New Orleans. E chi è il più importante rappresentante vivente di tale proteiforme tradizione musicale, se non l’immenso Allen Toussaint? Mi fermo: come sempre mi faccio prendere dall’entusiasmo. Cominciamo allora dall’inizio per spiegare una splendida serata di grande musica. Ogni anno l’Arena del Sole dedica una giornata ad un protagonista della scena musicale internazionale che nella sua carriera abbia saputo interagire nei diversi linguaggi e generi musicali. Quando quest’anno è stato scelto Allen Toussaint con special guest Don Byron, non ho resistito alla tentazione di andare a Bologna. La giornata si è aperta alle ore 12 con l’incontro tra Allen Toussaint e i suoi fans, a cui non ho potuto partecipare. Il programma proseguiva con il concerto del Don Byron New Gospel Quintet alle 19 e di Allen Toussaint alle 21.30. E questi due eventi non me li sono fatti sfuggire…
Alle 19.10 entrano sul palco i musicisti del Don Byron New Gospel Quintet: Frank Wilkins al piano e organo Hammond B-3, Brad Jones al basso, Pheeroan Aklaff alla batteria e Dk Dyson alla voce. Don Byron, virtuoso clarinettista newyorkese, ma anche sassofonista, compositore e arrangiatore, è un musicista illuminato, aperto alla contaminazione con le più disparate tradizioni musicali come la musica classica, il klezmer o il funky che flirta con l’hip-hop (come dimostra “Nu Blaxploitation”, ormai un suo classico, pubblicato dalla Blue Note nel 1998) . Ultimamente ha preso una cotta per il rhythm&blues (vedi lo splendido “Do the Boomerang: The Music of Junior Walker “ uscito per la Blue Note nel 2006) e più in generale per l’immensa tradizione della musica afro-americana. Ecco allora la rilettura del gospel da parte del nostro, impegnato sia al clarinetto che al sax tenore. E’ stata un’ora e un quarto di grande musica, molto intensa, partecipata. Infatti lo stesso Byron ha dichiarato che questo nuovo progetto musicale coincide con una crescita della sua fede. Quindi non solo un gruppo di musicisti jazz che suonano gospel, ma anche persone che usano una forma di espressione religiosa. Una menzione speciale all’ottimo Wilkins e alla splendida Dk Dyson che ha dato prova di cosa voglia dire “interpretare” vocalmente un brano.

VOTO: 27/30


Finalmente alle 21.40 comincia il concerto di una vera e propria leggenda della musica nera: Allen Toussaint. Compositore, pianista, cantante, arrangiatore e produttore, Allen, classe 1938, è una figura chiave nella storia musicale di New Orleans. I suoi maestri di piano sono stati artisti come Albert Ammons, Ray Charles ma su tutti il mitico Professor Longhair, omaggiato durante il concerto con una strepitosa medley dei suoi brani più famosi (Big Chief, Tipitina). Da giovane Toussaint si fa le ossa suonando con musicisti epici come Earl King e Fats Domino, poi scopre il fascino del produttore e del musicista turnista e agli inizi degli anni 60 si dedica a questa attività, prima per la casa discografica Minit e poi per la Istant . Così suona, scrive brani e produce per artisti del calibro di Irma Thomas, Aaron Neville e Lee Dorsey. Nel 1965, con il produttore Marshall Sehorn, fonda la Sansu Enterprise che produrrà dischi per Dorsey e i grandi Meters. Agli inizi degli anni 70 il nostro registra a suo nome due ottimi album (“Toussaint" del 1971 e “Live,Love And Faith” del 1972) dove si ascolta la sua meravigliosa ricetta sonora fatta di r&b, soul, funky, rock e pop: il tutto condito con la sua elegante e delicata voce. Allen nel 1973, sempre insieme al fido Sehorn, apre uno studio di registrazione, il Sea-Saint, che gli permette di lavorare con grandi artisti rock come Little Feat, Paul Simon, The Band, Dr. John e le LaBelle. Nel 1975 Toussaint registra il suo capolavoro, “Southern Nights”. Successivamente Allen ha partecipato ad album di altri grandi artisti come Albert King, Etta James, Joe Cocker, Neville Brothers e Elvis Costello (firmando insieme il buon “The River in Reverse” del 2006). Poi nel 2009 esce lo splendido “The Bright Mississippi” per la Nonesuch, prodotto da Joe Henry, con la partecipazione di grandi musicisti come Marc Ribot, Brad Mehlaud, Joshua Redman e lo stesso Byron. In questo disco Toussaint rilegge in maniera elegante classici del jazz (e del blues) nel tipico stile hot che ha reso celebre la sua città. Durante il concerto bolognese sono stati riproposti molti brani di questa nuova fatica discografica (ricordiamo in particolare due splendide versioni di St. James Infirmary e West End Blues). Ma Toussaint, in una giornata completamente dedicata alla sua arte, ci ha voluto regalare un concerto speciale ripercorrendo anche tutta la sua carriera discografica, da Java (strumentale di successo presente nel suo primo album “The Wild Sound Of N. O.” del 1958), a Soul Sister, passando per Mother-In-Law (portata al successo da Ernie K-Doe), fino a Get Out Of My Life Woman (forse il brano più conosciuto del nostro, rifatta fra gli altri da Aaron Neville, Lee Dorsey, Solomon Burke, Paul Butterfield Blues Band). Alla faccia dei suoi settantadue anni, Toussaint è parso in ottima forma, sfoderando un’eccellente tecnica pianistica e una voce ancora dolce e cristallina. Da citare tutti i musicisti della sua splendida band: Herman LeBeaux Jr. alla batteria, Renard Poche alla chitarra, Roland Guerin al basso e in particolare Brian Cayolle al sax (lo stesso Byron presente al clarinetto e sax, lo ha applaudito per uno spettacolare solo durante un’infuocata blues-jam). E dopo più di due ore di musica meravigliosa, tutti in piedi ad applaudire un grande maestro.

VOTO: 30/30

Massimo Daziani

22 marzo 2010

In Esclusiva (mondiale) il nuovo album dei CANADIANS

CANADIANS - THE FALL OF 1960 (Ghost Records, 2010)

La generazione 2.0 (che nome del kaiser, SIGH!) è anche questo. Promuovere se stessi e le proprie idee nel modo più insinuante possibile, cercando di creare in tutti i modi possibili e con tutti i mezzi a disposizione nuovi spazi di attenzione nel web per il proprio pubblico (ovviamente pensando di arrivare a quello “potenziale”).

Sentendoci parte di questo nuovo modo di comunicare e pensare, abbiamo accettato con entusiasmo questa operazione creata ad Hoc dai Canadians, gruppo italiano che già ci colpì nel 2007 con l’album di debutto “The sky with no stars”: insieme ad una cinquantina di siti e blog specializzati pubblichiamo qui in anteprima assoluta il player (che trovate qui sotto) con tutte le canzoni del nuovo album dei Nostri dal titolo “The Fall of 60”, in uscita nei negozi di dischi il prossimo 9 Aprile 2010.

Band dal forte impatto "analogico" che si muove tra avanguardie Indie e bordate hard in pieno stile alternative, i Canadians con questo "The Fall of 1960" non deludono le attese e ripartono da dove ci avevano lasciato: puro power-pop senza troppi fronzoli con innesti dance, canzoni piene e dense che non disdegnano l’orecchiabilità e che ci riportano a gruppi seminali come Grandaddy e Weezer, immediatezza sanguigna unita a suprema raffinatezza stilistica e di scrittura.

Ecco qua, giudicate voi:



<a href="http://ghostrecords.bandcamp.com/album/canadians-the-fall-of-1960">A Great Day by Ghost Records</a>