30 aprile 2010

Web radio, puntata 9

Tornano, dopo una serie di infortuni, i nostri 3 web-jay preferiti con una super-puntata di un'ora e mezza completamente dedicata agli anni '90 del vecchio secolo! Insieme a loro un'ospite d'eccezzione, la nostra blogger M. Mae!

Oggi,
venerdi 30 Aprile, alle ore 16,30 solo su FUSORADIO!

Ecco la consueta scaletta della puntata, buon ascolto:

dEUS - Suds & Soda
Belle & Sebastian - Me and the Major
Portishead - Mysterons
Beck - Thunder Peel
Ride - in a different place
Bjork - Joga
Kyuss - Thong song
Teenage FanClub - Your love is the place where i come from
Soulwax - too many dj's
The Beta Band - dry the rain
Mineral - slower
Temple Of The Dog - Hunger Strike
Lemonheads - Confetti
Breeders - Cannonball
Make Up - Ghospel 2000
Daft Punk - Burnin'

Ascolta la puntata quando vuoi in streaming cliccando qui.

28 aprile 2010

L’Insostenibile Leggerezza Dell’Essere Pop, Parte Terza - La Band(a) Degli Italiani

…A Toys Orchestra – Midnight Talks – Urtovox 2010


Ci sono un canadese, un neozelandese e un italiano... Sembra proprio l’inizio di una classica barzelletta dove l’italiano alla fine la spunta sempre. In realtà qui si sta parlando di tre autori-musicisti indie rock che sanno comporre brani pop in maniera magistrale. Del canadese Jace Lasek dei Besnard Lakes (in verità aiutato nella scrittura anche dalla moglie Olga Goreas) e del neozelandese James Milne, alias Lawrence Arabia, abbiamo già detto. Ci manca l’italiano. Ed ecco allora Enzo Moretto, leader dei salernitani (per essere precisi di Agropoli) …A Toys Orchestra, presentarsi come paladino della genialità pop tricolore. L’orchestra giocattoli si era già messa in bella mostra con il precedente Technicolors Dreams del 2007, dove Moretto ci regalava una manciata di canzoni pop eleganti, mostrando una brillante capacità di scrittura. E dopo tre anni il bravo Enzo si ripete e forse si supera con il “disco più rock” (sono sue parole) del suo gruppo. Il lavoro si apre subito nel segno del pop più raffinato con una ballata pianistica di delicata bellezza come Sunny Days, in cui Ilaria D’Angelis duetta con un ispirato Moretto. Con Red Alert si prosegue verso un pop scanzonato di ispirazione kinksiana, impreziosito da stuzzicanti interventi fiatistici. Mystical Mistake è dalle parti dei Queen sforna- singoli. Nel ricco menù di questo disco non manca anche una dolce ballata acustica come The Day Of The Bluff, colorata dagli interventi crepuscolari degli archi e della soffusa voce di Ilaria. Backbone Blues è un hard rock con vertiginoso arrangiamento di fiati che suona come la strepitosa versione di Whole Lotta Love, interpretata da King Curtis nello splendido Live at Fillmore West. Celentano è una bella ballata, ottimamente arrangiata, che scherzosamente cita Yuppi Du. E quando si vogliono comporre canzoni pop alla fine ci si deve inevitabilmente confrontare con l’immensa tradizione beatlesiana. E così dal talentuoso Chef Moretto ci vengono servite Plastic Romance Pt. 2, Pills On My Bill, Look In Your Eyes, Summer e The Golden Calf in salsa Lennon e profumo McCartney. Insomma per dirla come il buon Enrico Enver Veronese (almeno per questa volta) Italians do it better…

VOTO: 28/30+

Massimo Daziani

26 aprile 2010

Measure for measure

Field Music, Measure
(Memphis Industries, 2010)

Measure è uno di quei dischi semplici, il rock di un gruppo poco influente, che non lancia particolari tendenze. Si tratta di una indie rock britannico testardo e calcolabile. E' un disco da ascoltare e riascoltare che trova la sua forza in una evidente mancanza di urgenza. Finirà, forse, considerato come un'opera né tanto male né eccelsa, ma la sfida all'ascoltatore sta proprio dietro la non necessità di un disco doppio, che nasconde in realtà un gioiellino.
I Field Music sono 2 fratelli del nord-est inglese che si fanno notare nel 2005 con il loro pop d'autore e un paio di album gradevoli ma che, vista la concorrenza dei vicini di casa Futurheads e Maximo Park, passeranno in secondo piano.
Poi David e Pater Brewis opteranno per dar maggior spazio ai loro side-projects, il primo con gli School of Language e il secondo The Week That Was e proprio adesso, quando nessuno se l'aspettava tornano insieme con questo doppio album, dotato di una certa ambizione, zero cadute di stile e ottime canzoni.

A primo ascolto Measure sembra apportare poche novità, senza grossi rischi, delineandosi come un album passeggiero dagli arrangiamenti fin troppo calcolati che vanno a scapito dell'empatia sonora. Con un po' di pazienza però l'album scopre la propria bellezza e cattura, creando una certa dipendenza come gli album doppi dovrebbero fare. Pezzi meravigliosamente scanzonati e leggeri che finiscono per divenire una colonna sonora del quotidiano.

La prima parte mostra lo stile Field Music, anche se più ispirato del solito, canzoni rock che sarebbero potute uscire da una qualsiasi epoca, dalla divertente "Them That Do Nothing", passando per i violini della canzone che da il titolo all'album, per la contagiante "Effortlessly", fino alla molto cool "Let’s Write a Book".
E'però nella seconda parte del progetto che i fratelli giocano con la musica come chi possiede la completa libertà di comporre 20 pezzi in una botta sola. Measure ricorda qui un'opera rock dove si affacciano dei perduti The Who (prendiamo i rumoretti di "The rest is noise"), ma l'impressione di complessità è smentita dall'attitudine della coppia "suono perchè voglio e mi piace", il che garantisce quell'aria gradevolmente leggera alla doppietta "The Wheels Are in Place / First Comes the Wish" e all'ammaliante "Precious Plans".
Quindi date tempo a questo disco di impadronirsi di voi, lasciategli modo e tempo, non vi deluderà.

27/30
Fox

25 aprile 2010

Manca il Mordente?

Autechre - Oversteps (WARP 2010)

Sarà che nelle orecchie ho sempre il loro più grande capolavoro (parlo di Amber ndr), sarà che sono passati giusto due anni dall’uscita del loro ultimo disco Quartice, che si era rivelato carino, non male, anche se…

Devo dire che ad Autechre devo qualcosa, perché mi ha risolto diverse situazioni e in maniera piacevole, perché mi ha ispirato diverse idee e perché due o tre volte mi ha addirittura salvato la vita, e non sto scherzando.

Il punto di forza del duo targato WARP è sempre stato la coerenza ritmica dei dischi, Incunabula, Amber, Untitled, flussi musicali omogenei ma comunque originali che stupiscono l’ascoltatore ogni minuto che passa. In Oversteps questa coerenza pare mancare. Sono stato piacevolmente allietato dai primi due pezzi (R Ess ed Ilanders) ma poi comincia una sperimentazione che di innovativo ha ben poco. Know ha in sé dei ritmi orientali senza sfogo, con See on See sembra che si apra il carillon della nonna che mi sarebbe sempre piaciuto spaccare nel camino, stesso ragionamento che si può fare con 0=0, che più che un emoticon sembra un pianto turco.

A parte i paragoni assolutamente perdenti, questo disco vive anche di note assolutamente piacevoli. La parte centrale dell’aria è godibile e pare ricatapultare i timpani in quei cunicoli tanto cari agli ammiratori del duo di Rochdale. Os Veix3 migliora di minuto in minuto, Treale mostra un glich che grattugia per bene i neuroni mentre Redfall porta in scena una cascata che sfida i principi della meccanica con il suo moto perpetuo. Il brano più carino però, a mio parere, è St Epreo che pare, appunto, santificare l’ascolto di Overstep con una benedizione Urbi et Orbi dal sapore antico.

Onestamente: mi sarei aspettato di più da Autechre, molto di più. Alla fine mi sento come uno che va a mangiare in un ristorante carico di bei ricordi ma dove l’unico piatto accettabile è rimasto una amatriciana pretenziosa e poco condita. In parole povere si poteva fare di meglio.

Voto 23/30

Tòmmy

23 aprile 2010

L'insostenibile leggerezza dell'essere pop, parte seconda

Lawrence Arabia - Chant Darling - Bella Union 2010

Chi non fa nulla per nascondere la sua passione per il pop e va diretto alla fonte dei maestri degli anni sessanta (Beatles e Beach Boys in primis) è il neozelandese James Milne, in arte Lawrence Arabia. Il suo Chant Darling è, fin dall’iniziale e beatlesiana Look Like A Fool, un piccolo manuale della perfetta canzone pop. Dalle parti dei Fab Four sono anche The Undesirables (con una bella interpretazione vocale alla John Lennon) e Dream Teacher. Con Apple Pie Bed Milne scrive un singolo esemplare, con il ritornello che si canticchia già al primo ascolto. The Beautiful Young Crew è una deliziosa ballata folk-pop con cori alla Beach Boys. Altro punto di riferimento stilistico di Lawrence Arabia sono i Kinks: ascoltare Eye A, Fine Old Friends e I’ve Smoked Too Much per credere. Il nostro non disdegna anche pezzi con venature acide come Auckland CBD Part Two (con aromi world music) e soprattutto come la splendida ballata pop-psichedelica The Crew Of The Commodore (tra i primi Pink Floyd e i Kaleidoscope inglesi). Un disco troppo derivativo? Può darsi, ma l’amore di James per la musica del passato è sincero e viene supportato da una capacità compositiva eccellente. Questa è una raccolta di canzoni da assaporare senza preconcetti, lasciandosi andare alla dolce carezza di una musica pop di gran classe. Insostenibilmente leggera, appunto.


VOTO: 28/30


Massimo Daziani

16 aprile 2010

Yes Guru, Yes Method, Yes Teacher

Gonjasufi - A Sufi And A Killer - Warp 2010

Solo poche settimane fa tessevo le lodi di un grande gruppo del passato: gli Spirit. E mentre ascoltavo questo affascinante disco di Gonjasufi, alla traccia numero 10, Dust, ho avuto un sussulto. Il ragazzo ha campionato uno dei miei pezzi preferiti proprio del mitico gruppo californiano, The Other Song, presente in Son of Spirit, un loro disco del 1976. Non ci sono dubbi: il nostro ha buoni gusti musicali… Ma partiamo dall’inizio. Dietro la sigla Gonjasufi si cela Sumach Valentine, trentenne californiano ex rapper che, tra la fine degli anni novanta e gli inizi del duemila, ha frequentato oscuri collettivi hip-hop underground. Nel 2005 il buon Sumach, come un novello San Paolo sulla via di Damasco, si converte allo yoga, ne diventa maestro e si apre ad una nuova vita artistica profondamente immersa in una dimensione spirituale. A questo punto Valentine frequenta il collettivo di Los Angeles Brainfeeder dove lega con William Benjamin Bensussen, in arte The Gaslamp Killer. Con lui nel 2007 registra la bella Kobwebz presente nella compilation ArtDontSleep Presents From L.A. : With Love e che diventerà la seconda traccia di questo A Sufi And A Killer. Si tratta di un pezzo affascinante che mischia suoni analogici con elettronica sporca producendo un’atmosfera psichedelica di malsana bellezza. E poi su tutto risalta la voce di Gonjasufi, avvolta da delay ed echi, acuta, acidula e dolce nello stesso tempo. E così si accorge di lui anche un altro produttore famoso dell’odierna scena hip-hop americana e fondatore della Brainfeeder Records, quel Steven Ellison meglio noto come Flying Lotus. Gli fa cantare un brano, Testament, nel suo album del 2008 Los Angeles, uscito per la Warp. E vista la meravigliosa interpretazione vocale, un gracchiante falsetto tra Antony e Billie Holiday, la casa discografica inglese non si lascia sfuggire il talentuoso Valentine, ormai trasformatosi in Gonjasufi, maestro yoga che vive nel deserto del Nevada vicino a Las Vegas. E sotto l’egida di tre produttori “di grido” come i già citati Gaslamp Killer, Flying Lotus e Jon Ancheta, in arte Mainframe (che si occupa di Candylane, un pezzo disco-funky degno dei Brothers Johnson, e di Holidays , una filastrocca elettronica cantata in maniera splendidamente straziante dal nostro), finalmente esce questo A Sufi And A Killer. Steve Beckett, boss della Warp, ha definito la musica di Gonjasufi hip-hop profondo, spirituale, complesso. Ma forse avrete già capito che il mondo sonoro di questo disco è , grazie al cielo, molto di più. L’elettronica è solo il punto di partenza per creare musica psichedelica con tutte le sue innumerevoli sfumature che vanno dal blues (Ageing), al folk-pop (Sheep, She Gone e I’ve Given), dal garage (Suzie Q. e Stardustin’) al soul da Blaxploitation (Change), non disdegnando suggestioni da world music (Rebirth e Kowboyz&Indians). Insomma una strada nuova e originale per rileggere la classica e immortale forma canzone, che negli intenti mi ricorda lo splendido esordio degli inglesi Malakai ( e vista la recente ristampa da parte della Domino ritorneremo anche su di loro…). Sicuramente uno dei best di quest’anno.

VOTO: 29/30

Massimo Daziani