17 dicembre 2009

..percorsi selvaggi

Real Estate - Real Estate (Lp Woodsist, 2009)

Non fai in tempo a chiudere la valigia con il meglio dei dischi del 2009 che ti tocca riaprirla per adagiarci l’ultimo ritardatario dicembrino di turno. Poco male, il bagaglio si appesantisce ma il viaggio verso in nuovo decennio sarà di certo più gradevole con i Real Estate in saccoccia. Il disco è una gemma di art pop-folk, sofisticata e urgente al tempo stesso, nata da quella cultura musicale americana, principalmente newyorkese (per non dire brooklyiniana stringendo ulteriormente il campo) che si è sviluppata ed è cresciuta negli anni a doppio 0. Semplificando alla grande (non me ne vogliano gli esegeti) stiamo parlando di quella sottocultura musicale underground figlia indubbia della scena NO di fine ‘70, scaturita dall’esplosione dei (post-)rumoristi pionieri della “musica brutta-harsh” di fine ’90 (Black dice, Wolf Eyes, Lighting Bolt,..) che è passata per il (Weird) Folk, il pop (psichedelico) e l’ettronica (noise) (Akron/Family, Gryzzly Bear o Animal Collective, per fare 3 nomi conosciuti), tornata nelle sporcizie Lo-fi e DIY (shit-gazeiane) (Time New Viking, Blank Dogs, Zola Jesus, per citare 3 tra gli autori degli album più belli del genere) per approdare infine in questi lidi surf-pop dove sguazzano i Real Estate (se accomunarli o no con il nascente Hypnagogic pop, questo per ora non ci è dato sapere, solo il tempo…).
Finito il giochino citazionista di sorta, l’ascoltatore più scafato giustamente obbietterà su cosa minchia c’entrano le escrudescenze grandguignolesche dei Black Dice con una canzone calda e colorata come ad esempio Black Lake, contenuta in Real Estate. Niente. E tutto. O meglio, l’approccio è il medesimo, il sentire è comune, il risultato però non coincide. In condivisione c’è (e questo è l'aspetto più interessante della vicenda) un fare di chi vede la musica principalmente come oggetto da creare in una stanzetta per poi esibirlo a pochi eletti, come unica forma necessaria per decostruire l’egemonia culturale dominante. Un’onda lunga (guarda caso) e variegata negli esiti, composta da band che si sono nutrite in primis della stessa arte pittorica (NYMinute a Roma ne era chiaro esempio), dal pop surrealism all’art brut da fanzine; un mondo di anime in pena che ha fagocitato tutte le forme culturali alte e basse della nostra modernità, dal cinema alla stessa musica, diventando sintomo e rivolta di quello che è stato precedentemente creato. Non si cerca in queste latitudini il divismo, l’essere condiviso e accettato. Il tutto può essere fine a se stesso: ma quale è il problema! Puro spirito dada, dissonante e straniante come la società contro cui si vomita ma alla quale ci si rivolge.
Un modo quindi di fare musica onanistico ma con una forte volontà di arrivare almeno a quelle 10 o 12 persone che comprano dischi e partecipano ai concerti (discorso diverso per gente come Animal Collective o Grizzly Bear of course!); è questo un sound che nasce dai cd registrati in casa, da tapes assemblati alla bellemeglio e in tiratura limitatissima, passa per l’obbligatorio myspace di sorta (anche se molti, guarda-un-pò, prediligono non avere nessun legame 2.0) per arrivare in fine all’utente (?) o al nulla.
Vabbè via, dei Real Estate parlerò un’altra volta. O forse ho già detto tutto?!

Voto: 28/30 a Real Estate 30/30 al (non)movimento in generale.

OfO