23 gennaio 2011

My Favorite Things, ultimo atto

Eccoci all’epilogo della superclassifica 2010 divisa per “labili” categorie... Nel precedente post, durante il taglia e incolla, ho dimenticato di inserire il breve commento sui Black Keys (giustamente entrati nella categoria New Classics), autori dell’ottimo Brothers (Nonesuch). Come sempre sono pronto a rimediare, dicendovi che il nostro duo sforna un disco maturo di blues rock contaminato da interessanti iniezioni di funk e soul. Buona lettura e arrivederci a gennaio 2012…

Il Ritmo Dell’Anima

Aloe Blacc - Good Things - Stones Throw ; Asa - Beautiful Imperfection – Naïve ; Blundetto - Bad Bad Things - Heavenly Sweetness ; Gil Scott-Heron – I’m New Here – XL ; JJ Grey & Mofro – Georgia Warhorse – Alligator ; John Legend And The Roots - Wake Up! – Columbia ; Kings Go Forth - The Outsiders Are Back - Luaka Bop ; Mavis Staples - You Are Not Alone – Anti ; Michael Leonhart & The Avramina 7 - Seahorse and The Storyteller - Truth & Soul ; Sharon Jones & the Dap-Kings – I Learned the Hard Way - Daptone Records ; Shawn Lee - Sing A Song - Ubiquity Records ; The Duke And The King – Long Live The Duke And The King ; The Roots - How I Got Over - Def Jam ; Toots And The Maytals - Flip And Twist - D&F Records.
Si parla di rhythm and blues, di musica soul, di ritmi caraibici, di musicisti che prendono ispirazione dalla tradizione musicale afroamericana. Cominciamo con un’artista nigeriana, Asa; a Lagos la nostra ha avuto modo di ascoltare i grandi del soul (Marvin Gaye e Aretha Franklin in primis), ma anche Fela Kuti e il reggae. E nel suo disco tutte queste influenze convivono con brio e leggerezza. Dalla Francia arriva una delle band reggae più intriganti del 2010, i Blundetto; in realtà la musica giamaicana è solo il punto di partenza per un suono che si lascia tentare anche dal soul, dal funky e dal jazz. Sharon Jones, accompagnata dagli impeccabili Dap-Kings, porta le lancette del tempo agli anni 60 con un soul elegante e romantico, sporcato qua e là da vigorose iniezioni di funky. Gil Scott-Heron è di nuovo tra noi e sta bene: tanto basta per emozionarsi di nuovo con la sua arte sonora. Il geniale produttore e multistrumentista Shawn Lee, facendosi aiutare da alcuni suoi amici cantanti, è riuscito a creare un potente disco di funk&soul con venature psichedeliche. Simone Felice, con i suoi The Duke & The King, sposta l’elegante folk rock degli esordi verso lidi sempre più soul. Il disco dei Kings Go Forth è un concentrato di pura energia funky & soul, mentre il mitico Toots con i suoi Maytals continua a sfornare deliziosi album dove il reggae e il soul di scuola Stax vanno amorevolmente a braccetto. I veterani dell'hip hop, the Roots, oltre a partecipare allo strepitoso disco di John Legend, sfornano un altro capitolo della loro eccezionale storia musicale: pura classe, grandi musicisti. E per finire una splendida anomalia: Michael Leonhart. Questo artista, dopo un’illustre carriera di arrangiatore-produttore-musicista a fianco di nomi che fanno tremare i polsi (Steely Dan, Brian Eno, David Byrne, tanto per citarne alcuni), registra un disco di difficile catalogazione. Nell'album troviamo ritmi afro-beat, spruzzate di funk, dolci ballate, jazz che filtra con atmosfere psichedeliche e suoni etno. Per creare questo sound proteiforme Michael si fa aiutare da membri dei Dap-Kinks (l’anima soul-funky), degli Antibalas (l’anima afro-beat) e dei TV On The Radio (tutto il resto..). Un disco stupefacente, pieno di sorprese musicali, suonato meravigliosamente e colpevolmente ignorato dalla critica musicale. Degli altri si è già parlato in fase di recensione…

New Sounds Of Tradition

Afrocubism - Afrocubism - World Circuit ; Alasdair Roberts - Too Long In This Condition - Drag City ; Ali Farka Tourè & Toumani Diabatè - Ali & Tourè - World Circuit ; Bellowhead - Hedonism – Navigator ; Chumbawamba - ABCDEFG – Westpark ; Dirtmusic - BKO – Glitterhouse ; Imperial Tiger Orchestra – Addis Abeba – Mental Groove ; Lobi Traoré - Rainy Season Blues - Glitterhouse Records ; Lokua Kanza - Nkolo - World Village ; Marcos Valle - Estatica - Far Out ; Sierra Leones Refugee All Stars - Rise & Shine – Cumbancha ; Victor Démé - Deli - Chapa Blues ; Vinicius Cantuaria - Samba Carioca – Naïve ; Up, Bustle & Out - Soliloquy - Ninja Tune.
Musica della tradizione che viene interpretata da artisti contemporanei con moderna sensibilità. Partiamo con uno splendido incontro fra due mondi musicali, l’Africa e il suono cubano: in una parola sola Afrocubism. Ali Farka Tourè e Toumani Diabatè, due maestri della musica maliana; si recuperano loro registrazioni risalenti al 2005, anno di pubblicazione dello stupendo In the Hearth of the Moon e abbiamo un nuovo piccolo gioiello… Chris Eckman, oltre che averci deliziato con i suoi Dirtmusic (da me recensiti in autunno), si dimostra abile e sensibile produttore avendo voluto pubblicare un disco di un grande artista maliano ormai scomparso, Lobi Traorè; fatevi pure avvolgere dalle splendide e ipnotiche spire sonore del suo blues ancestrale per sola voce e chitarra. Victor Démé, musicista del Burkina Faso, si dimostra ancora una volta artista eclettico, capace di creare un’opera multiforme che si fa influenzare volentieri dai suoni occidentali, senza tradire le sue radici musicali. Per fare ethio-jazz non bisogna necessariamente essere nati in Abissinia. Basta ascoltare gli svizzeri Imperial Tiger Orchestra per avere una conferma di questa mia affermazione; il loro disco, pur essendo figlio della musica di Mulatu Astatkè, risulta più coinvolgente dell’ultima deludente fatica discografica del grande compositore etiope. Lokua Kanza, strumentista preparato e cantante superbo, è autore di una musica eterea che parte dalle suggestioni sonore del suo natio Congo, per approdare a lidi musicali di estatica bellezza. Come sempre la musica può lenire grandi dolori; è accaduto ai musicisti della Sierra Leones Refugee All Stars, incontratisi in un campo profughi della Guinea, durante la terribile guerra civile che ha devastato il loro paese: quasi per reazione a tanto dolore, la loro musica risulta positiva e solare, così contaminata dai suadenti ritmi del reggae. Alasdair Roberts, Bellowhead e Chumbawamba possono essere accumunati per la rilettura che fanno della tradizione musicale anglo-scoto-irlandese: più rispettosa del passato quella del menestrello scozzese Alasdair, più variopinta e bandistica quella dei Bellowhead, sarcastica e anticonvenzionale quella dei Chumbawamba. Due campioni della musica popolare brasiliana lasciano il loro segno anche nel 2010: Vinicius Cantuaria, con un disco di elegante bossa nova velata di jazz (grazie anche all’apporto di Bill Frisell e Brad Mehldau) e il veterano Marcos Valle, autore di una bossa nova più pop, con sfiziosi innesti psichedelici, ritmi samba e tentazioni funkeggianti. Gli Up, Bustle & Out contaminano il loro trip hop con suoni provenienti dall’Arabia, dalla Turchia e dal Sud America, confermando ancora una volta che nella musica la globalizzazione è cosa buona e giusta…

Spaghetti Rock

A Toys Orchestra - Midnight Talks – Urtovox ; Baustelle - I Mistici Dell'Occidente – Warner ; Black Friday - Hard Times - Alì Bumaye ; Calibro 35 - Ritornano Quelli Di... – Ghost ; Il Pan Del Diavolo - Sono All’Osso - La Tempesta ; Movie Star Junkies - A Poison Tree - Voodoo Rhythm ; Perturbazione - Del Nostro Tempo Rubato - Santeria ; Samuel Katarro - The Halfduck Mystery - Trovarobato ; Amor Fou – I Moralisti – EMI
Eccoci approdati alle patrie coste. Ci piace ricordare il corposo suono da colonna sonora anni 70 riproposto in modo magistrale dai Calibro 35, veri paladini della Blaxploitation all’italiana, il blues rurale dei Black Fridays, il folk rock arrabbiato dei palermitani Il Pan Del Diavolo, il rockabilly spettrale dei Movie Star Junkies, il folk spruzzato di psichedelia e blues (con attitudini canterburiane) del piccolo grande Samuel Katarro, il pop rock che guarda alla tradizione della canzone d'autore nostrana nel ciclopico disco dei Pertubazione e nel malinconico album dei milanesi Amor Fou. Degli altri come sempre vedere alla voce recensioni.

Jazz & Fusion

Bobby McFerrin - Vocabularies – Emarcy ; Cassandra Wilson - Silver Pony – EMI ; Charlie Haden Quartet West - Sophisticated Ladies - Universal/EmArcy ; Elephant9 - Walk The Nile - Rune Grammofon ; Keith Jarrett & Charlie Haden - Jasmine – ECM ; Silvia Manco - Afternoon Songs – Egea ; Trombone Shorty - Backatown – Verve
Altro mondo sterminato è quello del jazz, con tutte le sue possibili diramazioni e contaminazioni. Con questa mia breve lista non pretendo di esaurire un universo sonoro così vasto, cito solo artisti che mi hanno saputo emozionare…Cominciamo con lo stupefacente virtuoso dell’ugola, Bobby McFerrin che firma un lavoro sontuoso, camaleontico all’insegna di un utizzo corale della voce con forti tinte africane. Meraviglioso il disco di Cassandra Wilson (con registrazioni live rielaborate in studio), una delle migliori vocalist jazz contemporanee; accompagnata da un gruppo di eccellenti musicisti (meritano una citazione il pianista Jonathan Batiste e il chitarrista Marvin Sewell), Cassandra passa con la consueta classe da standard jazz, a brani originali, da canzoni pop, a classici del blues, regalando alla fine una vera chicca a tutti gli appassionati di musica afroamericana. L’instancabile contrabbassista Charlie Haden firma un elegante omaggio alle signore del jazz e in coppia con Keith Jarrett ci consegna un distillato di emozioni sonore. Trombone Shorty (Troy Andrews) è autore di un disco frizzante che riesce ad amalgamare la tradizione musicale della sua natia New Orleans (ovvero hot jazz e r’n’b) con suoni più moderni come il soul, il funk, l’hip-hop, non disdegnando energiche iniezioni di rock; alla fine la sua musica risulta originale, eccitante e contagiosa. Finiamo con gli Elephant9, strepitoso trio jazz-rock norvegese con attitudini progressive, che possono ricordare certe esperienze di contaminazione musicale tipiche degli anni sessanta (pensiamo ai Lifetime di Tony Williams..).

Blues Power

Elliott Sharp/ Henry Kaiser - Electric Willie A Tribute To Willie Dixon - Yellowbird ; Eric Bibb - Booker's Guitar - Telarc ; Harper - Stand Together - Blind Pig ; James Cotton - Giant – Alligator ; Jimmie Vaughan - Plays Blues, Ballads & Favorites - Shout! Factory ; Moreland & Arbuckle - Flood – Telarc ; Otis Taylor - Clovis People - Vol.3 – Telarc ; The Mannish Boys - Shake For Me - Delta Groove ; T-Model Ford - The Ladies Man - Alive Natural Sound
Concludiamo con una delle mie passioni più antiche: il blues. Mi piace ricordare una serie di vecchie glorie che brillano ancora come l’armonicista James Cotton, sempre capace di emozionare con il suo Chicago style, come il novantenne T-Model Ford che fa rivivere splendidamente i suoni del Delta, come Otis Taylor con il suo blues ipnotico (debitore a John Lee Hooker) sempre disposto a confrontarsi con il folk ed il rock. I Mannish Boys, vero e proprio collettivo blues aperto, fanno un lavoro di ricerca sui suoni del passato, risultando sempre freschi e coinvolgenti. Jimmie Vaughan è autore di un elegante disco che ancora una volta omaggia la sua passione per il r’n’b e il jump blues. Moreland & Arbuckle contaminano di feroce elettricità il blues delle colline del Mississippi settentrionale, non disdegnando a volte momenti acustici e rurali. Eric Bibb ci conquista con il suo elegante blues acustico, che si rifà decisamente ai grandi eroi del Delta style. L’armonicista australiano Harper poteva trovarsi anche nella categoria Il Ritmo Dell’Anima, vista la sua capacità di mischiare il blues con il funky e il soul; altra sua peculiarità è quella di inserire elementi di musica aborigena in un tessuto sonoro tipicamente afroamericano, grazie all’uso del didgeridoo (antico strumento a fiato). Finiamo in bellezza e originalità con l’omaggio che Elliot Sharp, accompagnato da alcuni amici musicisti (Henry Kaiser, Eric Mingus, Queen Esther fra gli altri), ha fatto alla musica del grande compositore e contrabbassista blues Willie Dixon; la sua chitarra regala momenti di improvvisazione e sperimentazione che danno nuova linfa a classici stranoti.


Massimo Daziani

Se il Latte si dovesse rivelare Acido...


Small Craft in a Milk Sea - Brian Eno (Warp 2010)

Perché stiamo parlando assolutamente di un mostro sacro.
È Brian Eno che nelle sue composizioni ha sempre tirato fuori il meglio in circolazione.
Non lo potrei mai definire un musicista Brian Eno, Brian Eno non è un musicista (lo dice anche nel suo libro Music for Non-Musicians), Brian Eno è semplicemente un genio poliedrico, colui che fra composizione informatica, campionamento analogico e suoni digitali non si è mai tirato indietro dal produrre capolavori. Un artista che dichiara di essersi ispirato per la sua musica a La Monte Young e a Terry Riley, che ha collaborato con tutti i più grandi musicisti della sua epoca (e non parlo degli U2) può solamente essere definito un guru. Per me lo è.
Certo, sto sicuramente girando intorno al problema, una questione in questo caso si chiama Small Craft on a Milk Sea, produzione Warp di un tardo 2010 che solo oggi trovo il coraggio di recensire per ovvi motivi.
Erano anni che gli ambienti underground parlavano di una prossima collaborazione stratosferica fra l'etichetta più sfavillante del panorama indie-elettronico e il più grande compositore digitale di tutti i tempi. Va da sé che all'uscita di un simile lavoro l'emozione è stata tangibile.
Il primo pezzo del disco Emerald and Lime, lascia senza fiato. È l'incipit ideale a qualcosa che ti aspetti ampio di argomenti, di suoni, di narrazione. "Questo disco è una fucilata" ricordo di aver pensato. Mi incuriosivano questi suoni un pò Matmos (the West) un po' psichedelia settantastyle. Il resto però, invece, che continuare con le emozioni, è stato un declino inesorabile.
Il secondo brano Complex Heaven suona banale e tedioso, l'omonimo Small Craft on a Milk Sea semplicemente incompleto. Poi ci sono quegli attacchi che non hai idea di dove vogliano andare a parare Flint March, due minuti scarsi di presunzione sonora. Ok mi fermo qui, non stroncherò tutte le tracce una per una, però non riesco a capire perché un creatore di algoritmi di newtoniana fama si sia abbassato a tratti a scopiazzare artisti talentuosi sì ma pur sempre suoi allievi.
Invisible non è male, ma arriva proprio alla fine del disco.
Mi dispiace Brian, sai quanto è grande la mia stima nei tuoi confronti. Ma nulla può salvare questo disco. Davvero Nulla!

Non lo Giudico

Tommie

18 gennaio 2011

My Favorite Things, parte seconda

Siamo arrivati alla seconda parte della superclassifica 2010 divisa per “labili” categorie... Nel precedente post, durante il taglia e incolla, ho dimenticato di inserire Ty Segall tra gli artisti elencati sotto la sigla New Lifeblood,. Eccomi pronto a rimediare, consigliandovi caldamente il suo Melted (Goner Records), a metà fra garage sporco e folk malato, tra punk e Syd Barrett. Buona lettura.

New Classics

Antony And The Johnsons – Swanlights - Secretly Canadian ; Arcade Fire - The Suburbs – Merge ; Broken Social Scene - Forgiveness Rock Record - Arts & Crafts ; Damien Jurado - Saint Bartlett - Secretly Canadian ; Eels - End Times - Vagrant; ; John Grant - Queen Of Denmark - Bella Union ; Liars - Sisterworld – Mute ; Natalie Merchant - Leave Your Sleep – Nonesuch ; Nina Nastasia - Outlaster - Fat Cat ; Shearwater - The Golden Archipelago – Matador ; Spoon - Transference - ANTI ; Sufjan Stevens - All Delighted People EP - Asthmatic Kitty ; The BellRays – Black Lightning - Fargo; The Black Keys - Brothers – Nonesuch ; The Coral - Butterfly House – Deltasonic ; The National - High Violet - 4AD; Wovenhand - The Threshingfloor - Glitterhouse
Ormai ci sono musicisti che certo non possiamo più considerare degli esordienti; il loro valore artistico è tale, che ogni uscita suscita grande aspettativa. Sono i nuovi classici: personaggi come Antony Hegarty, che anche stavolta ha saputo toccare le corde più profonde del nostro animo, come Damien Jurado che ci ha regalato un folk-rock di nostalgica dolcezza, gruppi come gli Arcade Fire, che hanno messo d’accordo tutta la critica musicale con un rock onesto che racconta storie di sobborghi metropolitani, come i Broken Social Scene con il loro indie-rock arcobaleno, come i Liars che all’opposto ci regalano un affresco rock inquietante ed oscuro, come gli Shearwater con il loro folk rock sontuoso e ambientalista. Gli Spoon continuano a sfornare lavori multiformi che, pur attingendo alla tradizione rock, sanno essere sempre originali, i BellRays hanno ancora energia da vendere e sanno come sempre mischiare in maniera mirabile punk&funky, hard-rock&soul, i Coral ci regalano un’opera di struggente bellezza, omaggio ai suoni del passato (leggi California anni 6O), i National continuano con il loro pop elegante e solenne, dietro la sigla Wovehand si cela David Eugene Edwards che, lasciatisi alle spalle i mitici 16 Horsepower, ci delizia con un country-folk malato e oscuro, venato di screzi psichedelici. A dire la verità la veterana Natalie Merchant poteva tranquillamente far parte degli Oldies But Goodies, ma si tratta pur sempre di una signora(artista sopraffina) e non era carino metterla tra i vecchi leoni... Di lei e degli altri non citati in queste brevi note potrete cercare alla voce recensioni.

American Fields

Avi Buffalo - Avi Buffalo - Sub Pop ; Band Of Horses - Infinite Arms - Brown ; Bonnie ‘Prince’ Billy & The Cairo Gang – The Wonder Show of the World - Drag City ; Deer Tick - The Black Dirt Sessions – Partisan ; Delta Spirit - History From Below - Rounder ; Dylan LeBlanc - Paupers Field - Rough Trade ; Justin Townes Earle - Harlem River Blues – Bloodshot ; Patrick Park - Come What Will - Badman ; Pernice Brothers – Goodbye,Killer - One Little Indians ; Phosphorescent - Here's to Taking It Easy - Dead Oceans ; Radar Brothers - The Illustrated Garden - Chemikal Underground ; Ray LaMontagne & The Pariah Dogs - God Willin’ And The Creek Don’t Rise - Red Ink ; Truth And Salvage Co. - Truth And Salvage Co. - Silver Arrow ; Walter Schreifels - An Open Letter To The Scene - Arctic Rodeo ; Wooden Wand - Death Seat - Young God
E’ innegabile che i musicisti americani abbiano sempre avuto un rapporto semplice e diretto (leggi per nulla conflittuale) con la propria tradizione musicale. Nel corso del tempo la critica specializzata si è spesso ingegnata nel coniare nuovi termini (american folk music revival, country rock, outlaw country, americana,alternative country) per spiegare questo indissolubile legame che unisce artisti giovani con musicisti del passato, l’antico con il contemporaneo. Sta di fatto che ancora oggi continua ad esserci questa attrazione fatale per il suono tradizionale; dunque anche quest’anno sono usciti ottimi album che prendono ispirazione dalle musiche che hanno sempre echeggiato nelle grandi praterie del Nord America. I giovanissimi californiani Avi Buffalo con il loro omonimo esordio sono stati accostati al suono indie-rock di band come gli Shins, ma è indubbio che ci sia un retrogusto anni sessanta che richiama ai grandi protagonisti del country-rock (Neil Young e Byrds in primis), i Band Of Horses si confermano gruppo dal suono suggestivo con le loro splendide armonie vocali, il “maestro” Bonnie Prince Billy si fa accompagnare dai Cairo Gang (ovvero Emett Kelly & friends) per rendere elettrico il suo scarno songwriting, creando un suono con suggestioni alla CSN&Y, i Deer Tick ci conquistano con un folk-rock sporco e malinconico, i Delta Spirit, provenienti da San Diego, rileggono con sincerità freak il folk dei padri (Dylan su tutti). Justin Townes Earle, Patrick Park e Ray LaMontagne, ognuno con il proprio stile, rinverdiscono la secolare tradizione dei folk singer; anche Walter Schreifels, proveniente da esperienze musicali lontane anni luce dalla musica popolare americana (leggi hardcore), si mette in proprio e si lascia ammaliare dalle sirene dell’alt country, con ottimi esiti, come pure nel disco dei redivivi Radar Brothers si sente più decisa una vena di americana. Phosphorescent, ovvero Matthew Houck, autore di un’opera matura, impreziosisce il suo stile con sapori country-rock, grazie alla presenza di una strumentazione ricca (a volte sono presenti anche i fiati). I Pernice Brothers creano un disco delizioso che riesce a far convivere con grazia sonorità country e tentazioni pop. Per finire citiamo i Truth And Salvage Co., prodotti da Chris Robinson dei Black Crowes, autori di un disco di canzoni ben scritte, dal sapore country, con aromi southern e i Wooden Wand giovani eredi del country maledetto di scuola Hank Williams. Dylan LeBlanc è stato già celebrato in fase di recensione (vedere Emozioni d’Autunno…).

Hard Times For Heavy People…

Black Label Society – Order Of The Black – Roadrunner ; Danko Jones - Below The Belt - Bad Taste ; The Sword - Warp Riders - Kemado ; Wino - Adrift - Exile On Mainstream
Non ho nessuna intenzione di addentrarmi in un universo musicale sterminato come il metal. Ci vogliono gli esperti del settore. Però qualche volta riesco ancora a pescare del buon sano hard-rock che mi riporta alla mia infanzia musicale, alimentata dai classici Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath… E allora prendiamoci una cura ricostituente di energia con i Black Label Society di Zakk Wylde, autori di un disco potente a cavallo tra hard e metal, con lievi sfumature southern, oppure rinfranchiamoci con i canadesi Danko Jones, fautori di un rock’n’roll ad alto voltaggio. Se amate le sonorità stoner debitrici del suono sabbattiano non lasciatevi sfuggire il disco degli Sword, mentre un altro veterano del doom metal, il funambolico chitarrista Scott “Wino” Weinrich, ci offre un disco quasi completamente acustico che svela la sua anima più rock.

Dissonanti Armonie
Arandel - In D – Infiné ; Caribou - Swim – Merge ; Daft Punk - Tron Legacy – EMI ; Flying Lotus - Cosmogramma – Warp ; Four Tet - There Is Love In You – Domino ; Gonjasufi - A Sufi And A Killer – Warp ; The Album Leaf - A Chorus Of Storytellers - Sub Pop ; The Books - The Way Out - Temporary Residence.
Parliamo di quegli artisti che si muovono tra elettronica e ritmi, tra suggestioni da colonna sonora e ritorno di fiamma alla forma canzone. Dan Snaith, in arte Caribou, ci ammalia con il suo pop elettronico variopinto, il “maestro” Flying Lotus ci fa accomodare sulla sua astronave sonora per farci fare un viaggio cosmico, i Daft Punk ci sorprendono con una colonna sonora che li mostra musicisti completi, Four Tet (Kieran Hebden) ci avvolge con la sua elettronica purificatrice, i The Books, campioni della folktronica, ritornano per stupirci con il loro mosaico musicale. Come sempre, per gli altri vedere alla voce recensioni.

Massimo Daziani

15 gennaio 2011

My Favorite Things

Il 2010 ce lo siamo definitivamente lasciato alle spalle e un altro anno di musica è passato già agli archivi. Siamo così entrati nel classico periodo dei bilanci e delle immancabili classifiche. Al di là di certe considerazioni di alcuni miei amici musicofili, che vanno dal cinico (“non sono sicuro di riuscire a trovare tutti i dischi necessari per compilare la top ten”) al catastrofico (“il 2010 non è stato musicalmente buono”), si può alla fine liquidare quest’anno appena trascorso come interessante, stimolante, con le sue novità, le sue conferme e le sue immancabili delusioni: né più né meno come quello che succede sempre… Siccome mi dispiace di non aver avuto il tempo di segnalare e, in qualche caso celebrare, tutti gli artisti che hanno allietato musicalmente il mio 2010, mi permetto di fare una serie di piccole liste tematiche con brevi commenti in calce. Se poi consideriamo anche le perle che si scoprono troppo tardi (leggi a classifiche già compilate), queste mie cose preferite hanno una giustificata urgenza di essere esternate. Alla prossima…

Oldies But Goodies

Brian Wilson - Reimagines Gershwin - Walt Disney ; Dr John And The Lower 911 - Tribal - 429 ; Elton John And Leon Russell – The Union - Mercury ; Hoodoo Gurus - Purity Of Essence - Sony ; John Hiatt - The Open Road - New West ; John Mellencamp - No Better Than This - Rounder ; Johnny Cash - American VI - Ain't No Grave - Lost Highway ; Mose Allison - The Way Of The World – Anti ; Neil Young – Le Noise - Reprise ; Paul Weller - Wake Up The Nation -Island ; Ray Wylie Hubbard - A. Enlightenment B. Endarkenment (Hint There Is No C) - Bordello ; Robyn Hitchcock - Propellor Time - Sartorial ; Roky Erickson with Okkervil River - True Love Cast Out All Evil - Anti ; Rowland S. Howard - Pop Crimes - Infectious ; The Black Crowes - Croweology - Silver Arrow; Tom Petty And The Heartbreakers - Mojo - Reprise ; Swans - My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky - Young God ; Widespread Panic - Dirty Side Down – ATO
Eccoci con vecchi leoni che ruggiscono ancora. Mi piace segnalare il delizioso omaggio a Gershwin di Brian Wilson (ormai del tutto recuperato e protagonista di una splendida seconda giovinezza artistica), la grande classe di Dr John, che sforna un disco dal sound denso e limaccioso come il Mississippi che sfocia nella sua natia New Orleans, un Neil Young mai domo, un John Mellencamp che si abbevera alle fonti della musica popolare americana, l’intenso testamento musicale lasciatoci da Rowland S. Howard, la splendida rilettura unplugged dei loro classici fatta da dei Black Crowes in stato di grazia, il ritorno convincente degli Swans, l’energia elegante di una storica jam band come i Widespread Panic. Degli altri andare a vedere alla voce recensioni…

New Lifeblood

Anais Mitchell - Hadestown - Righteous Babe ; Beach House - Teen Dream - Sub Pop ; Black Mountain - Wilderness Heart – Jagjaguwar ; Deerhunter - Halcyon Digest - 4AD ; Erland & The Carnival - E & T C - Full Time Hobby ; Field Music - Measure - Memphis Industries ; Gemma Ray - It'a A Shame About Gemmma Ray - Bronzerat Records ; Joanna Newsom - Have One On Me - Drag City ; Lawrence Arabia - Chant Darling - Bella Union ; Lone Wolf - The Devil And I - Bella Union ; Love Is All - Two Thousand And Ten Injuries - Polyvinyl Records ; Martha Tilston - Lucy And The Wolves – Squiggly ; Menomena - Mines - Barsuk ; Midlake - The Courage Of Others - Bella Union ; Morning Benders - Big Echo - Rough Trade ; Owen Pallett - Heartland – Domino ; Pontiak - Living - Thrill Jockey ; Sleepy Sun - Fever – ATP ; Suckers - Wild Smile - French Kiss ; Tame Impala - Innerspeaker – Modular ; The Besnard Lakes - Are The Roaring Night – Jagjaguwar ; The Black Angels - Phosphene Dream - Blue Horizon Records ; Wildbirds And Peacedrums - Rivers – Leaf ; Yeasayer - Odd Blood – Mute ; Quest For Fire - Lights From Paradise - Tee Pee
Nuove generazioni soniche crescono e ci regalano dischi importanti che rivitalizzano la nostra passione musicale. I Beach House si confermano con il loro elegante pop onirico, Lone Wolf ci ammalia con il suo folk crepuscolare, i Morning Benders ci cullano con un pop-rock venato di folk, i Pontiak non sbagliano un colpo con il loro rock rinforzato da riff doom, spruzzato di blues e ammantato di suggestioni psichedeliche, i Quest For Fire avrebbero meritato di essere recensiti nei miei psychedelic dreams, i Suckers sfornano un ottimo esordio, i Wildbirds & Peacedrums sanno ancora stupirci, gli incatalogabili Yeasayer portano l’eclettismo musicale al potere. Per i Menomena volevo spendere qualche parola in più: i ragazzi di Portland ci regalano un piccolo gioiello di pop deviato, dove la capacità di manipolare i suoni non è banale gioco tecnico, ma arte al servizio della canzone. La loro capacità di uscire dagli schemi li ha fatti accostare a gruppi come i Tv On The Radio, i funambolici Flaming Lips o addirittura ai mai dimenticati Morphine (soprattutto per l’uso aggressivo del sax). Ma forse è ora di dire che siamo di fronte ad una band originale che va finalmente celebrata. Uno dei dischi più belli del 2010 (e non solo). Voto: 29/30. Degli altri si è già detto alla voce recensioni…

It’s Only Rock’n’Roll …

Nick Curran & The Lowlifes - Reform School Girl - Eclecto Groove Records ; Ted Leo And The Pharmacists - The Brutalist Bricks – Matador ; The Jim Jones Revue - Down House Your Burning - PIAS Recordings
Chiudiamo questa prima parte di my favorite things con quei dischi che fanno battere il proverbiale piedino. Abbiamo un potente distillato di rock’n’roll anni 50 con Nick Curran, vero clone vocale di Little Richard, l’indie-rock scanzonato di Ted Leo And The Pharmacists e, per finire in energica bellezza, il devastante sound della Jim Jones Revue (come se Jerry Lee Lewis suonasse insieme ai Sonics e all’allegra combriccola si unissero Iggy Pop e le New York Dolls…)

Massimo Daziani



14 gennaio 2011

Anna Calvi, l'amore che strappa i capelli

Anna Calvi, Anna Calvi (Domino, 2011)


La musica della italo-inglese Anna Calvi non è semplicemente sensuale, la passionalità che evoca è reale, prende forma e invade gli spazi che costruisce. La sua è una voce accattivante che sussurra, urla e piange, alta, bassa che sia è sempre eccezionale e potente.

L’atmosfera che si crea è da set cinematografico. Sembra di vedere una stanza dalla tappezzeria barocca, nella penombra si distinguono abiti di seta che cadono morbidi su fianchi minuti, labbra rosso fuoco e fumo di sigaretta. Storie di un amore passionale, misterioso e oscuro prendono forma. Si avverte un continuo senso di pericolo imminente, canzone dopo canzone, come un’inconscia paura di non poter controllare le pulsioni più forti di un amore che è anche morte. La tensione sessuale serpeggia in tutto l’album esplodendo in picchi di gloriosa drammaticità come No Words che arriva come un pugno dopo l’imponente introduzione di Rider To The Sea. Il picco di intensità si raggiunge con The Devil, canzone dai toni cupi che ricorda le atmosfere del Nick Cave più angosciante e della miglior PJ Harvey. Ci sono anche canzoni più dirette come Black Out (molto bello il live che trovate seguendo il link) e I’ll Be Your Man. Anna viene da una famiglia musicale in cui è cresciuta ascoltando Maria Callas, Debussy, Ravel e Messeian che cita tra le sue ispirazioni insieme a Nick Cave, Django Reinhardt e i Velvet Underground.

Un album che lascia spiazzati, tanta è la sua intensità, ancor più se pensiamo che è il disco d’esordio di Anna e che ha solo 25 anni. E’ vero che a tratti forse imita troppo l’insuperabile PJ Harvey, ma sempre in modo originale e poi, se questo è il risultato vorrei che tante altre giovani cantanti lo facessero.

Consigliato a chi vorrebbe sapere com’è un “amore che strappa i capelli”. Io me lo immagino proprio come Anna.

29/30

Signorina Zeta

11 gennaio 2011

Perle da un recente passato - Vol.2

Vic Chesnutt - North Star Deserter (Constellation records, 2007)

Diciamolo pure, a volte ci piace sguazzare nel nostro malessere. Robin Proper-Sheppard cantava there’s nothing like a long walk on a rainy night. Non a caso Fixed Water è l’album migliore dei Sophia, I See a Darkness quello di Bonnie ‘Prince’ Billy, e così via. Succede spesso che quando si sta per toccare il fondo si tira fuori il meglio. Borges scriveva che la sventura è la grande materia prima della poesia e che non è possibile fare letteratura con la felicità. Due passi più in là il Nick Hornby di Alta Fedeltà: "Cosa è venuto prima, la musica o la sofferenza? Ascoltavo la musica perché soffrivo? O soffrivo perché ascoltavo la musica? Sono tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici?". E’ in questo splendido quadro deprimente che si inserisce il miglior disco dell’inverno 2007: North Star Deserter di Vic Chesnutt.
Lo sventurato Vic, pace all'anima sua, nell’accogliente alcova della famiglia Constellation ha partorito un capolavoro che smarrisce e spaventa il cuore per poi ritrovarlo e riscaldarlo lasciando un'aurea di emozioni autentiche. Si passa dall’amaro cantautorato di tutta una ventennale carriera (Warm), alla distorta orchestralità figlia dell’efficace contributo del collettivo A Silver Mt. Zion (Glossolalia) mentre si invoca, lieve e spettrale, il fantasma di Nina Simone (Fodder On Her Wings) e la chitarra dell’ennesimo special guest (ave Guy Picciotto) fa il bello ed il cattivo tempo (Marathon e Debriefing). Ma non è tutto qui, assolutamente non lo è. Mancano struggenti parole per quella ballata da occhi lucidi intitolata You Are Never Alone, manca tanto altro. Accetto le mie lacune, in fondo non si hanno mai degne e sufficienti parole per descrivere il proprio disco dell’inverno.

voto 30/30

Diego